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  • Immagine del redattoreSonia Salvatore

Le mamme di figli disabili non mettono il rossetto rosso!

“Se siete tristi, se avete un problema, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e attaccate” -Coco Chanel

Quando penso a mia nonna, nella mia mente scatta subito un'immagine nitida.

Rivedo lei, davanti allo specchio del bagno che si mette il suo rossetto rosso e si pettina i capelli lucidi e neri. Tinti fino all'età di novant'anni.



Era una donna con un'eleganza innata, anche se faceva una vita molto modesta e piena di problemi.


Lei usciva sempre in ordine. Sempre.

Anche solo per andare a comprare il pane di fronte casa.


Anche se mio nonno poco prima le aveva alzato le mani o aveva lanciato un piatto per terra (per la sola “colpa” di non aver preparato una pietanza di suo gradimento).


Lei si ricomponeva e usciva in tutta la sua regalità.

Io ero solo una bambina ma avevo ben chiaro che dietro a quel semplice gesto, di mettersi il rossetto, si nascondesse in realtà altro. Era il suo modo di non piegarsi al mondo.



“La sciatteria non è un pregio”, questo mi ripeteva sempre.

“Non dare mai modo agli altri di guardarti con pietà per i tuoi problemi”.

All'epoca non avevo idea di quanto quelle parole mi sarebbero servite per non annegare nei problemi che ho affrontato.


Ho sempre avuto una passione esagerata per il make up, sotto qualsiasi aspetto.

Trucco correttivo, trucco artistico, body painting.

Adoro l'arte in tutte le sue forme pittoriche ed il trucco per me è anche questo.

Lasciare che il viso si trasformi a seconda di quello che desideriamo essere.

É sempre stato considerato dall'esterno, un interesse che mi rendeva automaticamente frivola.

Superficiale. Priva di contenuti. Una bella bambola.


Una mamma, o meglio una buona mamma può togliere del tempo ai propri figli per truccarsi?

E truccarsi per cosa? Di sicuro per essere al centro dell'attenzione, per andare a caccia di uomini.

No, una buona mamma non si trucca. Almeno non vistosamente.

Una buona mamma non può avere nessun altro interesse, oltre la famiglia.

Una buona mamma, smette di essere anche una donna nel preciso istante in cui i suoi figli vengono alla luce.

Stop. Hai fatto la tua scelta quando hai deciso di avere figli.


Quando parlo di pregiudizi e racconto che io e Diego siamo stati più volte additati, intendo anche questo.


Diego viaggia con un cartello invisibile a tutti, con sopra scritto “disabile” e solo alcuni riescono e soprattutto vogliono, vedere oltre.

Ma lo stesso cartello lo porto io... “mamma di disabile”

Ma una mamma che ha una vita così complicata, può andare a prendere i figli a scuola con il rossetto rosso?

Noo, sicuramente questa mamma non ha dei problemi così seri.


Diversamente non ne avrebbe le forze.

Diversamente andrebbe in giro con l'aria triste e depressa. Dimessa.

Perché lei povera disgraziata, ha un figlio disabile.

E questo la mette in uno scalino ancora più basso rispetto alle altre mamme.



Ma ora ho un'altra considerazione da fare...

Ma quando la stessa mamma, se ne va in giro senza trucco e dimessa, cosa ottiene dal mondo che la osserva?

Aiuto?

Compassione?

Qualcuno le tende una mano?


Non credo...quella stessa mamma sarà additata lo stesso.

“Hai visto come si è ridotta per via del figlio?”

“certo che se non si dà una regolata il marito se ne troverà un'altra...”

“ma tu te la porteresti a letto una così?”


E non sono frasi inventate, sono frasi che ho sentito più volte.

Ho poche certezze nella vita ma non permetterò MAI a nessuno di incolpare mio figlio per le mie eventuali mancanze.

Questo è sempre stato il mio primo dogma.


Resta lucida

Resta forte

Sii coraggiosa


I primi anni, quando Diego non era verbale, era un grande morsicatore.

Porto i segni dei suoi denti su diverse parti del corpo.

Una volta, sulla spalla, mi ha quasi staccato un pezzo di carne.


Eppure quando queste crisi rientravano, io dovevo tornare al lavoro.

Allora mi mettevo davanti allo specchio e tiravo fuori i miei pennelli.

Una decompressione di tutto quello che sentivo dentro...paura, tristezza... rabbia.

Ma un momento dopo ero un'altra.

Una parigina in vacanza, una donna dell'antico Egitto. Una combattente.

Il rossetto rosso è il mio modo di urlare al mondo “fanc**o io esisto!

Ed esisto non solo come madre che ama immensamente i suoi figli.

Ma esisto anche come donna, una donna che lotta per non perdersi in quello specchio... perché a volte ci si perde...e non si sa più chi si è veramente.


Ad ottobre io mi sono sentita così quando sono crollata.

Guardavo nello specchio e non vedevo niente.

Vedevo il mio riflesso ma non sapevo darmi un nome.

E vedevo il mio spirito creativo, la mia natura selvaggia morta sotto di me.

Morta per mia stessa mano.

Io guardavo dall'alto ma non riuscivo a tendermi una mano per risalire.

Poi un giorno, mia figlia Viviana mi ha guardato e mi ha detto che se capitasse mai a lei di avere un figlio disabile, non avrebbe mai la forza di affrontare tutto..e qualcosa dentro di me si è svegliato.

Mia figlia non aveva fiducia in se stessa a causa mia.

Perchè io mi ero arresa, ed ero diventata ciò che il mondo voleva che io diventassi.

Allora ho capito che era giunto il momento per me di andare nel bosco oscuro, quello dentro il mio io più profondo.

E lì,ho iniziato ad affrontare i miei demoni e gli ho teso una mano.

E lì, ho visto me stessa piegata a qualsiasi altro volere, qualsiasi altra richiesta.


La figlia perfetta

La donna perfetta

La dipendente perfetta

La moglie perfetta

La mamma perfetta


E ho rivissuto i miei lunghi anni di bulimia ed ho capito, che quello che in realtà volevo vomitare fuori, era il mio no.


No, verso cose che non volevo fare.

No, verso cose che non volevo dire.

No, verso cose che non sentivo mie.


E finalmente ho riconosciuto il mio più grande nemico e l'ho affrontato. Ero io.


E nel periodo di buio totale, quando il mio cuore batteva solo più per inerzia, ho ritrovato me stessa e mi sono rialzata.


C'è altro oltre il rossetto rosso. C'è tanto altro, per chi lo vorrà vedere. Ora io lo so e l'ho finalmente visto.




Per gentile concessione di Donatella Bonanate, un brano di Antonia Storace dal gruppo Facebook


Sono morta molte volte. Non altrettante sono resuscitata. A certe morti sono sopravvissuta.

Da talune altre, invece, non sono più tornata. Un po' Lazzaro, un po' fenice, sicuramente molto umana. Le ho benedette tutte, le mie morti. Le ho consacrate come si consacrano gli altari.

“Benedici colei che torna” recitavo. “Ringrazia colei che torna” ripetevo.

Dicono che nascere e morire siano la stessa cosa, sebbene funzionino al contrario: nascita e morte annunciano un passaggio. Dicono che conti solo ciò che sta nel mezzo, tra i supremi apici, come la testa con i piedi, il capo con la coda, il basamento con la cima.

In mezzo si erge la scalata, si divulga il corpo, si squaderna il cuore: palpiti a mandria, fremiti a slavine, il ticchettio di un orologio sopra le cui lancette il tempo danza.

Siamo chiamati a tornare da ogni morte, persino dalle morti sotto la cui scure soccombiamo.

E se un pezzo di noi rimane morto in ogni caso, la vita lo ricompensa, lo incastra insieme ai pezzi vivi, ne fa un poligono a più facce, un prisma che, dell'antica luce, rifrange pure i punti oscuri.


Per un messaggio di inclusione e di parità di genere, vi consigliamo questo bellissimo calendario illustrato di Maria Annunziata Procopio e Manuela Leporesi: Calendario Scienziate Nella Storia


É importante che le nostre figlie crescano con la consapevolezza di poter realizzare tutti i loro sogni. Per non ritrovarsi, da adulte a pensare con nostalgia e rammarico a ciò che avrebbero potuto fare.






1 commento

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Lavinia ❤️

1 commentaire


silviabarile74
21 avr. 2022

Mi fai commuovere Sonia ❤️Anche io non esco mai senza il mio rossetto rosso ❤️❤️Avanti tutta

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