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Il tempo dell’attesa

  • ilmondodidiegosaur
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

In questo magico periodo dell’avvento tutti aspettano un singolo e specifico giorno: il Natale.

Le persone aspettano i regali, aspettano le feste, aspettano le vacanze, i grandi pranzi..

Quando si pensa a bambini, tendenzialmente,non si fa forse la stessa cosa?

Si aspetta che lui/lei parli, cammini, che giochi con gli altri bambini, che impari a comportarsi,

a fare cose, a stare nei contesti, a rispettare le regole.

Tutto sembra essere un’attesa, un’estenuante attesa, oserei dire.


attesa e apprendimento bambini

E se un bambino fosse certificato? Se un bambino avesse una diagnosi?

L’iter sarebbe sempre quello: si aspetta che la terapista dia esiti positivi del percorso, si aspetta che il bambino raggiunga degli obiettivi per ricevere la ‘ricompensa’, si aspetta che impari ad apprendere, e così via.


E poi, quando anche uno solo di questi scopi viene raggiunto, cosa si fa?

Si aspetta il raggiungimento dell’obiettivo successivo, talvolta senza prendersi nemmeno il tempo di essere felici e grati per quello che è appena successo.

Potrebbe sembrare scontato e già sentito quello che sto per dire, ma ci avete mai pensato per davvero al fatto che l’attesa è essa stessa la parte più importante del tempo che viviamo?


Nell’attesa, infatti, ci sono bambini che apprendono, che si mettono in gioco, che si sforzano, che falliscono, che raggiungono obiettivi, che si autodeterminano e sperimentano le loro

emozioni.

Nell’attesa ci sono genitori che accompagnano, ammirano, sorridono e piangono, che sperano, falliscono e riescono.

Nell’attesa ci sono anche insegnanti, educatori, terapisti, che incontrano, sorridono, accolgono, costruiscono, compensano, mediano, confortano.

Credo fortemente nel fatto che sia proprio questo il fulcro di tutto.

E certamente, raggiungere l’obiettivo è una cosa meravigliosa, ma il come ci si è arrivati è fondamentale. Questo perché solo apprezzando il cammino, si può poi amare il risultato, si può apprezzare e consolidare quella aspettativa raggiunta.

Ma entriamo un attimo nel concetto di attesa. Quando un bambino apprende qualcosa di nuovo, la gioia più grande non è solo nel traguardo, ma nel vedere i passi compiuti lungo la strada: la pazienza di ripetere, la frustrazione superata, l'autonomia guadagnata, quella piccola scintilla nei suoi occhi quando capisce di avercela fatta.


attesa e apprendimento bambini

Avete mai pensato di soffermarvi su quei momenti lì? Quelli che alla fine vi ricorderete per tutta la vita?

Il problema, a mio avviso, è che questa attesa, la strada che ci porta all’obiettivo, ad oggi, oltre ad essere oggettivante e standardizzata (perché sì, a due anni bisogna essere capaci

di fare questo, a tre anni quest’altro e così via…) è diventata una corsa inesorabile e senza fiato a chi arriva prima.

Per non parlare di disabilità o disturbi dell’apprendimento o del comportamento: “deve leggere meglio, deve diventare più autonomo, altrimenti…

.

E io mi ritrovo a pensare: “Altrimenti cosa?”, da leggere con un tono anche provocatorio, vi dirò.

Altrimenti..non succede un bel niente.


Anzi, una cosa succederà: ovvero che il bambino si sentirà CAPACE! Capace di camminare al proprio ritmo e di apprendere con le proprie gambe e con i propri punti di forza.

E in questo, gli adulti fanno davvero la differenza. Noi dobbiamo sentire la responsabilità di fare la differenza. Dobbiamo dare al bambino il TEMPO di provare e sbagliare, di agire per prove ed errori, di

sperimentare: solamente così potrà apprendere A MODO SUO, secondo le sue inclinazioni e i suoi interessi.

Ogni bambino è unico e ha il sacrosanto DIRITTO di vivere l’apprendimento a modo proprio.

Sappiate, cari lettori, che lo ripeterò fino a sentirmi mancare il fiato, perché ho visto bambini volare molto in alto e non ho intenzione di perdermi altri spettacoli simili.

Con questo, un augurio speciale va a tutti voi, che vi mettete in gioco per far “volare” i bambini che vedete a scuola, in terapia, a casa.

Un augurio va a tutti voi, che vi incaponite e andate contro i mulini a vento, perché sapete che quel bambino può farcela da solo.


Un augurio a voi, che credete nelle capacità dei bambini e nei loro occhi luccicanti.


Buon Natale e buone feste.


Noemi

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