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  • Immagine del redattoreSonia Salvatore

L’ elaborazione del lutto

A mio padre, in una delle prossime vite ci rincontreremo





Mio padre era per me, una sorta di super eroe.

Assomigliava a mastro lindo (quello della pubblicità).

Alto, muscoloso e pelato.

Per me era inossidabile.

Ho sempre pensato che sarebbe vissuto fino a 100 anni e che sarebbe stato sempre così.


Apparentemente sembrava molto burbero ma era davvero un pezzo di pane.

Aveva un rapporto speciale con mia figlia Viviana, che è stata accudita amorevolmente da lui quando era piccola. Ed è stato ricambiato con tanto amore.


Con Diego aveva un rapporto più conflittuale, non lo riusciva tanto a comprendere ma è stato sempre presente e mi ha supportato costantemente durante i primi anni di terapie.


Improvvisamente durante la primavera del 2017 ha iniziato a cambiare umore.

I bambini gli davano quasi fastidio, ha iniziato a chiudersi molto.

Poi ha iniziato a dimagrire molto velocemente.


Da lì, la visita al pronto soccorso e la condanna immediata, arrivata come una rasoiata al cuore.

Cancro al rene ormai al terzo stadio. Polmoni completamente invasi da metastasi.

Abbiamo avuto subito il rifiuto di quella diagnosi... non era possibile.

Lui ce l’avrebbe fatta, era un super eroe.


Se n’è andato in un mese, dopo una settimana da un intervento di 6 ore, che lo aveva fatto a pezzi. Non riesco nemmeno a scrivere quello che ho sentito durante quelle giornate... mio padre è morto una settimana prima del mio quarantesimo compleanno (tanto atteso, perché avevo sempre sognato una grande festa).


Ma oltre al mio dolore di figlia, avevo altre due grandi preoccupazioni.

Viviana e Diego.


Mia figlia non è riuscita a piangere nemmeno una lacrima. Si è tenuta tutto dentro per molto tempo.


E poi c’era Diego.

Diego che non era nemmeno verbale.

La mattina che gliel’ho detto eravamo solo io e lui nel letto.

L’ho abbracciato e cercando di trattenere le lacrime, gli ho detto che il nonno era andato in cielo.

Che lo avrebbe protetto come un angelo.

Lui è rimasto parecchio tempo a fissarmi con quei grandi occhi verdi.



Per molto tempo non ho compreso cosa lui trattenesse dentro.

Poi, due anni dopo la nostra coniglietta è morta.

Lo stesso giorno di maggio in cui avevamo avuto la diagnosi di papà... quegli strani segni del destino.

Lì, allora iniziò a venire fuori, tutta la sua elaborazione del lutto.


Il nonno era morto, Finn era morta, allora anche mamma poteva morire e anche lui stesso...


E la notte iniziò a trasformarsi nella paura della morte, non voleva più dormire e chiudere gli occhi.

Disegnava cose spaventose.


Aveva iniziato a dire qualche parola... erano già diversi anni che facevamo logopedia ormai.

Improvvisamente si fermava e diceva “nonno... morto” e giù a piangere.

Sono stati anni molto difficili, perché anche io dovevo elaborare la mancanza di mio padre e vedere i miei figli soffrire, non faceva altro che aprire nuovamente la ferita.


Siamo stati supportati dalla nostra psicologa e dai nostri terapisti in tutto questo.

E io stessa, facevo delle sedute individuali dalla dottoressa Veneziani.

É stato molto importante.

Avevo molta rabbia dentro, perché non solo stavamo affrontando grandi difficoltà insieme a Diego, ma il destino mi aveva tolto anche la persona che più di tutte ci stava aiutando.


Avevamo perso il collante della famiglia, mia madre era allo sbando, io ero allo sbando... la nostra vita era in pezzi.Ho impiegato tanti anni per togliere la rabbia verso quelle che ritenevo ingiustizie della vita (la diagnosi di mio figlio e il cancro di mio padre).


Poi un giorno, ero in un centro con Diego e mi sono soffermata a guardare i bambini con delle disabilità molto gravi.

Bloccati su sedie a rotelle senza riuscire a comunicare verso il mondo.

E ho capito che stavo sbagliando, che l’odio mi aveva resa cieca.

Mio padre era morto relativamente giovane, ma aveva vissuto in pieno la sua vita (aveva 73 anni). Aveva realizzato tutti i suoi progetti e soprattutto era stato molto amato da tutti.


Questa è l’essenza della vita...la qualità non la quantità di tempo.

Non so quale disegno ci sia sopra di noi, so che le cose accadono, altrimenti i bambini non avrebbero mai il cancro o altre terribili malattie.


Le battaglie della vita bisogna prenderle così come sono, senza cercare spiegazioni.

Quando ho avuto la diagnosi di Diego, mio padre un giorno mi disse che avrebbe fatto a cambio con la sua vita pur di vederlo migliorare.

Non so se sia stato questo, so solo che ho fatto e farò ancora del mio meglio per rendere mio figlio autonomo e indipendente. Terrò fede a quella promessa.


E spero che ovunque lui sia, possa vedere i suoi meravigliosi nipoti ed essere in pace.

Il suo compito di nonno lo ha portato a termine nel migliore dei modi e questo nemmeno la morte lo può cancellare.



1 commento

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Lavinia ❤️

1 Comment


fatamorgana79
May 29, 2022

Grazie di aver condiviso la tua storia,il tuo dolore. Leggendo la tua storia ho provato un brivido. La mia nipotina è nata a Settembre 2019,dopo 3 maschi di cui uno mio figlio,è stata una bimba desiderata da tutti. Mio padre disse: -Questa è quella che manda via me!!- A Marzo 2020 il Covid ha devastato la mia famiglia in provincia di Siena,tutti positivi,mamma fratello,cognata,zie,nipoti. La bimba era stata operata al cuore al Gaslini neanche 1 mese prima per una malformazione. Mio padre è morto dopo una settimana di ricovero. Solo.Chiuso velocemente dentro ad un sacco. Io sola che abito in provincia di Livorno ho potuto dargli un saluto veloce,senza nessun familiare accanto,senza abbracci,rivedendo solo la bara ,e sono stata fortunata. Difficile,inpossibile raccontare la storia di un dolore amputato per tutti,me…


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