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  • Immagine del redattoreSonia Salvatore

Il mio migliore amico

Una vera amicizia inizia con ciò che accomuna e prosegue con il rispetto di ciò che ci differenzia - Samuel Lion

La prima volta che ho incontrato Giacomo, Diego aveva già cambiato tre scuole materne ed aveva solo quattro anni.


Non lo voleva nessuno. Era ancora un bimbo non verbale ed iperattivo.


Non disegnava, non giocava, non stava seduto.

Siamo arrivati alla scuola materna del Faà di Bruno, dopo aver frequentato lì, il centro estivo.

Mio padre era morto nel giro di un mese quell’estate e io mi ritrovavo con questo grande dolore e con un bimbo che nessuno voleva. Un dolore grandissimo.


Ma in quel mese di dolore terribile, trovammo delle braccia pronte ad accoglierci e la maestra Lorena si prese cura di Diego insieme al maestro Tommy.


Quell’estate, Diego fece dei miglioramenti incredibili e così a settembre decidemmo di spostarlo nuovamente in quel nuovo ambiente, così accogliente.


Non avrei potuto fare scelta più giusta.

Il primo giorno nel nuovo asilo, Giacomo venne a presentarsi da solo e mi raccontò per filo e per segno tutta la sua vita e la sua famiglia.

Era ed è tutt’ora, molto espansivo e chiacchierone e ci prese da subito in simpatia.


Non ho mai capito se lui abbia mai compreso e percepito delle difficoltà in Diego.

Per lui è sempre stato solo Diego.



Dopo una settimana circa, mi venne ad informare che lui e Diego erano diventati migliori amici. Mi viene da sorridere se ci ripenso, perché non solo Diego non parlava ma non interagiva nemmeno.


Eppure Giacomo è sempre stato vicino a lui e si è preso a cuore mio figlio, da quel primo momento.

Nei primi anni dalla diagnosi, mi disperavo sovente, all’idea che Diego non avrebbe mai avuto degli amici.


Il confronto con la sorella era inevitabile.


Ma piano piano, con l’arrivo di Giacomo nelle nostre vite, questo pensiero si è allontanato.

É stato Giacomo a fare avvicinare gli altri bambini a Diego, è stato lui a coinvolgerlo e a non lasciarlo mai in disparte.


Quando c’erano dei lavoretti, era lui a mettersi vicino a Diego per aiutarlo.

Mai una sola volta lo ha deriso o lo ha fatto sentire “diverso”.

E così è stato anche con me.


Quando lo incontro fuori dalla scuola mi dà l’aggiornamento della giornata.

Diego è stato bravo ha fatto questo ecc...oppure ultimamente lo vedo triste, credo che abbia bisogno di venire a giocare un po' a casa mia.

Addirittura è arrivato a dirmi che Diego è più avanti di lui nel programma (i bambini sono incredibili nel loro modo di vedere le cose).

E non lo fa per farmi contenta.

Lui lo pensa veramente.


Quando c’è stato il passaggio tra la materna e la primaria, lui ha chiesto a sua mamma, di essere inserito in classe con Diego.

In questo, come sempre, c’entra il modo in cui le famiglie crescono i figli.

Conosco i genitori da tanti anni e sempre, devo dire sempre, hanno capito le mie difficoltà e non mi hanno mai fatto pesare nulla.


Alessia, la mamma, mi ha sempre aiutato quando ne ho avuto bisogno e quando non sei abituato quasi ti sembra strano che qualcuno si possa preoccupare di far partecipare anche tuo figlio ad una festa...


Sono piccoli gesti che fanno la differenza.

Quando Giacomo ha saputo del blog, ha chiesto alla mamma di poter fare un video insieme a Diego.

E così abbiamo organizzato una serata in pizzeria (la pizza non può mai mancare), i bambini avevano un tavolo tutto per loro e noi genitori abbiamo parlato!


Sembra una cosa normale, ma per noi, che viviamo certe situazioni non lo è... e quando succede, di poter respirare un po' di “normalità”, beh assume tutto un altro colore.

Lo apprezzi in modo diverso.

E guardando questi piccoli video montati, io riesco solo a vedere due bambini che si vogliono bene. Due amici, come dovrebbero essere.


Che cos’è l’amicizia vera, se non essere presenti sempre, l’uno per l’altro?

Per aiutarsi senza giudicarsi.


Io non so cosa regalerà il futuro a mio figlio, ma spero che il destino lo possa tenere unito a questo meraviglioso bambino, che per primo gli ha teso una mano e gli ha permesso di essere solo Diego.

Non Diego il disabile.

Diego.

E ha permesso anche a me di essere solo la mamma di Diego.


Anche quando arrivavo distrutta perché non avevo dormito, anche quando Diego aveva le crisi e si buttava per terra.

Io ero solo la mamma di Diego per Giacomo.


Certe immagini le conserverò per sempre dentro di me.


Come ho scritto all’inizio del blog: la disabilità è negli occhi di chi guarda, ma se abbiamo la fortuna di incontrare qualcuno che ci osservi con gli occhi del cuore, allora le etichette non servono più, e si resta solo persone.


Quindi grazie mio piccolo Giacomo, tu non sai quanto la tua presenza nella nostra vita sia stata e sia ancora importante. Sei tu, che mi hai regalato i primi sorrisi, nel vederti giocare insieme a Diego e mi hai dato la speranza di credere che, anche per mio figlio ci possa essere posto in questo mondo.


Prima volevo solo proteggere Diego e a volte lo tenevo nascosto per paura degli altri, ma tu mi hai insegnato che Diego può fare tutto e so che realmente è così.



Del resto, se ci sarai tu a tenerlo per mano io non devo temere nulla.



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