Il valore sociale degli strumenti compensativi: la responsabilità è degli adulti
- La treccia di Noemi

- 19 ore fa
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Eccoci di nuovo qui, a parlare di scuola e non solo.
Oggi la mia attenzione si sofferma su un concetto davvero molto importante a cui penso da anni e che ora voglio condividere con voi, scrivendo nero su bianco il mio pensiero.

Sto parlando del valore SOCIALE degli strumenti compensativi.
Perché si, si parla sempre tantissimo di quali strumenti vadano meglio per quali studenti, di come adattare gli strumenti per tutti, di come insegnarne l’utilizzo eccetera eccetera.
Oggi però voglio andare oltre, sia a livello di pensiero sia a livello temporale. Pensiamo a questo caso del tutto inventato, ma assolutamente in linea con ciò che settimanalmente mi accade in studio e in altri contesti.
“Noemi è una bambina con DSA, in particolare con quadro diagnostico di dislessia e discalculia. Si sospetta una comorbidità con adhd, ma ancora non si sa. I genitori si stanno muovendo, hanno contattato un neuropsichiatra per una nuova valutazione e nel frattempo seguono un percorso con una tutor dell’apprendimento specializzata.
Quest’ultima fornisce strumenti utili a compensare le difficoltà della bambina ed essa ne è entusiasta: usa sempre il suo portalistini con i vari strumenti che ormai è diventato il suo vademecum.

Un giorno Noemi va dalla tutor, al consueto appuntamento settimanale, insieme si organizzano, svolgono i compiti, insomma tutto fila liscio. Arriva mamma alla fine dell’ora e la tutor dà un rimando su come è andato l’incontro, ma coglie una velata frase della mamma, che dice ‘Ma tanto a scuola non li usa (gli strumenti)’.”
Voglio dunque partire da questa situazione, qui inventata, ma vi assicuro più che vissuta, perché SONO ARCI-STUFA di sentire queste frasi da genitori che perlopiù sembrano proprio abbattuti. Ora vi spiegherò anche gli svariati motivi per cui arrivo a questo pensiero di abbattimento:
Per tutti quei genitori abbattuti che si fanno in due per andare a terapie, incontri, valutazioni e spendono anche un sacco di soldi;
Per tutti quegli insegnanti che ci provano, si formano, si impegnano e fanno in modo che tutti gli strumenti necessari ci siano, lì, sopra il banco e che vengano anche utilizzati;
Per tutti i professionisti, come me, che lavorano all’impazzata per rendere SOCIALMENTE ACCETTATI questi strumenti da tutti;
Per i bambini, che vivono un senso di frustrazione incredibile perché provano vergogna nell’utilizzare gli strumenti, perché vengono presi in giro (non si sa perché poi!).

Oggi voglio dunque porvi una domanda: di chi è la responsabilità di rendere SOCIALMENTE condivisi questi strumenti?
La mia risposta è una sola: DEGLI ADULTI.
Signori e signore, siamo noi che dobbiamo fare questo. Siamo noi, professionisti, insegnanti, genitori, che abbiamo il sacrosanto ruolo di creare un clima di gruppo per cui nessun bambino si permetta di prenderne in giro un altro solamente perché utilizza gli strumenti. Siamo noi che, in qualsiasi contesto, dobbiamo spiegare e condividere che usare gli strumenti è un diritto e dobbiamo anche raccontarne le motivazioni. Non servono tecnicismi, sarebbe sufficiente creare dei piccoli spazi in classe, a casa, in studio, in cui aprire questa riflessione con i bambini i quali, sono sicura, ci potrebbero stupire.
Basterebbe, ancora prima della creazione degli spazi, usare parole adeguate, che diano sicurezza e che facciano capire che l’adulto è lì, al fianco di tutti.
È la solita storia degli occhiali da vista: io porto gli occhiali perché non ci vedo bene, tu usi gli strumenti compensativi perché la tua testa funziona così.





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